Elogio della pluralità. Intervista ad Antonella sui futuri delle famiglie LGBTQI


Questo post è parte del laboratorio “I futuri delle famiglie LGBTQI nell’Italia del 2050”.

Antonella è un nome di fantasia, scelto da una persona che preferisce rimanere anonima.
Antonella abita in una città del Nord Italia. Ha un ruolo di responsabilità all’interno di un ente pubblico. E’ una donna piena di interessi – l’arte, la cultura, la politica. Conosce direttamente e ha frequentato varie realtà del movimento LGBTQI (lesbiche gay bisex trans queer intersex): questa esperienza le ha permesso di costruirsi un’estesa rete di amicizie e contatti.
Nel 2050, Antonella avrà 71 anni – “Quel giorno, spero di potermi finalmente dedicare full time all’attività che preferisco: fare volontariato in un’associazione femminile di quartiere“.

A marzo 2024, per la mia tesi di fine master, ho voluto raccogliere anche la sua opinione sui futuri delle nostre famiglie.

Questo post, che è stato da lei vistato, raccoglie una selezione delle sue idee, analisi, sfide al riguardo.
Io le ho riorganizzate, al fine di renderle omogenee allo stile di questo blog.


> Come saranno le famiglie LGBTQI nell’Italia del 2050?

Ci saranno tante famiglie e saranno molto diverse tra di loro.
Non ci sarà un unico riferimento.
Ci sarà più libertà: potremo scegliere tra un ampio ventaglio di possibilità, tutte importanti, e potremo anche cambiare le scelte fatte nel corso della vita.
Già adesso è così, in piccolo, ma tra 25 anni questi fenomeni saranno più accentuati… saranno di tutti.

Dovremo usare parole nuove per comprendere e descrivere le nostre famiglie del futuro.
I concetti attuali saranno insufficienti.
Dovremo maturare.

Sarà poi sempre più difficile distinguerci dagli eterosessuali.

> Cosa intendi?

Secondo me, le persone LGBTQI hanno sempre meno caratteristiche in comune tra di loro.
Assolutamente eterogenee sono infatti le esperienze che vivono, le parole che usano, le aspirazioni che sviluppano, gli stili che seguono; alle volte, anche i loro obiettivi sono divergenti.

Per molti anni, la nostra comunità ha cercato di creare omogeneità interna partendo dal distanziamento rispetto agli altri.
E’ stato un passaggio importante, perché ci ha accreditato come soggetto politico
; ma fa parte del passato.
Nel futuro, i confini saranno più deboli e le appartenenze più trasversali.

Io mi sento più simile ad una madre di famiglia della mia età rispetto che ad una giovane lesbica, e mi sta bene così.

Le vicinanze e le lontananze non sono fatte di granito; sono, invece, delle percezioni soggettive e mutevoli.
In un mondo così meticciato, non possiamo più darle per scontate.
Non è vero che, siccome sei trans, allora non puoi che pensarla in un determinato modo rispetto ad un specifico tema – la gestazione per altri (GPA), ad esempio.

> Sarà più difficile avere una posizione comune, come comunità LGBTQI?

Io credo che la diversità di opinione sia la condizione ‘normale’ di una gruppo di persone.
La convergenza è un’eccezione.
E’ difficile andare d’accordo collettivamente: succede pochissime volte, non accade da sé e di solito riguarda soltanto una limitata serie di argomenti.

Anni fa – così ci raccontano – eravamo più coesi e forte era il nostro consenso interno.
Ma questa è soltanto un’impressione: in realtà, ciò era dovuto al fatto che soltanto alcuni avevano la forza e le possibilità di far sentire la propria voce in pubblico... una questione di potere, in fin dei conti.
Al giorno d’oggi, con le tecnologie a nostra disposizione e il web, non ha proprio senso avere nostalgia per quel periodo.

> Quali competenze dovremmo quindi sviluppare?

Come comunità LGBTQI, avere un programma condiviso è un fattore importante – lo riconosco.
Raggiungerlo, però, comporta molti costi, e io non sono disposta a ogni tipo di sacrificio.

Io credo che dovremmo invece imparare a convivere al meglio con la nostra eterogeneità, che tra l’altro non è necessariamente una debolezza.
Prima di convergere (se sarà possibile), dovremmo impegnarci a far emergere le varie convinzioni e le numerose sensibilità.

Spero che l’era delle posizioni unitarie e delle rappresentanze ufficiali della comunità LGBTQI sia definitivamente tramontata.

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