L’ABC LGBTQI. Vocabolario minimo

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PAROLE, PAROLE, PAROLE

Quando, circa 20 anni fa, ho iniziato ad occuparmi dei temi di questo blog, le parole a disposizione non erano numerose.
Di certo, erano molto meno di adesso.

C’era LGBT (Lesbiche, Gay, Bisex, Trans) e poco altro.
Con gli anni, questo acronimo è apparso sempre più limitato, sempre meno rappresentativo di tutte le molteplici e distinte componenti delle cosiddette ‘minoranze sessuali’.
Grazie alle sollecitazioni provenienti soprattutto dal mondo anglosassone, la sigla LGBT è stato via via ampliata. Nuove lettere sono state aggiunte.

Ecco alcuni esempi recenti tratti dal web:

  • LGBTQQIAAP (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer, Questioning, Intersex, Asexual, Ally, Pansexual)
  • LGBTQQIP2SAA (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Questioning, Queer, Intersex, Pansexual, Two-spirit/2S, Androgynous, Asexual)
  • LGBTQIAPD (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer/Questioning, Intersexual, Asexual, Pansexual/Polysexual, Demisexual)

Altre soluzioni incorporano ulteriori soggettività: ‘Agender’, ‘Gender Queer’, ‘Bigender’, ‘Gender Variant’, ‘Pangender’.
Per richiamarle, talvolta si usa mettere un segno di addizione (‘+’) alla fine dell’acronimo.

Francamente, i risultati non sono sempre ottimali: queste proposte sono certamente corrette dal punto di vista politico, ma rischiano di diventare confusive e problematiche a livello comunicativo.
La questione rimane dunque aperta.
La galassia delle persone non-eterosessuali è oggettivamente complessa e rappresentarla compiutamente è una sfida che va al di là delle mie capacità.
Per questo blog, ho scelto una soluzione intermedia: ‘LGBTQI’, con cioè l’aggiunta della Q (Queer) e della I (Intersex).

Non si tratta, in ogni caso, di un mero gioco di parole.
I temi all’oggetto sono davvero importanti, perché hanno a che fa con il riconoscimento e il rispetto per ogni persona.
E sono collegati a questioni fondamentali dell’identità sessuale di ognuno di noi.

SESSO E GENERE

Il punto di partenza è la dialettica tra Sesso e Genere.
Sebbene nel sentire comune siano percepiti come equivalenti, Sesso e Genere sono concetti distinti:

  • Il Sesso riguarda le differenze biologiche ed anatomiche tra maschio e femmina – a partire dal corredo cromosomico, per arrivare all’apparato sessuale. Il Sesso è dato alla nascita, cioè è innato. E’ universale, cioè comune a tutta la specie umana. Il Sesso è un tema studiato dalle scienze biologiche e mediche
  • Il Genere è l’insieme dei comportamenti e atteggiamenti che definiscono ciò che è/deve essere un uomo (mascolinità) e ciò che è/deve essere una donna (femminilità). E’ appreso nel corso dell’esperienza – specie durante l’età evolutiva. Essendo un patrimonio della società, è relativo, cioè può variare a seconda del gruppo di appartenenza, del tempo, del luogo. Lo conferma ad esempio il fatto che i uomini di comando alla corte di Luigi XIV – i ‘maschi-alfa’ del 2018 – sembrano, al contrario, particolarmente femminili ai nostri occhi. Il Genere è un tema studiato dalle scienze umane – psicologia, sociologia, antropologia, storia

Due aforismi mi hanno sempre affascinato su questi temi. Credo siano illuminanti:

  • ‘Nasciamo maschi o femmine [Sesso] e impariamo ad agire come uomini o donne [Genere]’
  • ‘Il Sesso è ciò che abbiamo tra le gambe. Il Genere è ciò che abbiamo tra le orecchie’

In media, chi nasce maschio diventa e si comporta in modo più mascolino di chi nasce femmina.
Ma ci sono molte eccezioni.
E, soprattutto, il mondo non è solo bianco o nero: al contrario, è fatto di mille sfumature.

>> Collegato al nascere maschi o femmine, c’è il tema dell’intersessualità.
Come racconta il sito web L’intersessualità esiste:

Le persone intersessuali sono nate con caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile o femminile.
Nonostante queste variazioni generalmente non minaccino la salute fisica (solo in certe circostanze ci sono correlati problemi di salute), spesso le persone con queste variazioni biologiche subiscono o hanno subito una pesante medicalizzazione per via delle implicazioni della loro condizione rispetto al genere sociale.
Secondo gli esperti, tra lo 0,05% e il 1,7% della popolazione nasce con tratti intersessuati: 30.000.000 di persone nel mondo, una stima simile al numero di persone con i capelli rossi.

LE COMPONENTI DELL’IDENTITA’ SESSUALE

L’identità sessuale non è però una questione né soltanto di caratteri primari (i genitali) o secondari (che compaiono durante la pubertà), né soltanto di ruoli e aspettative sociali.
C’è infatti di più: l’immagine che abbiamo di noi stessi, l’attrazione erotica, l’amore.

Secondo la teoria oggi più accreditata, l’identità sessuale è multidimensionale e 4 sono le sue componenti:

  • Il Sesso biologico: ovvero l’appartenenza al sesso maschile o femminile determinata dai cromosomi sessuali – XX per le femmine, XY per i maschi. (E’ il Sesso dei paragrafo precedente). Il patrimonio genetico è immutabile; grazie alle terapie ormonali, alla chirurgia e, in parte, le cure estetiche, sono invece modificabili molti tratti sessuali primari e secondari
  • L’Identità di genere: ovvero l’identificazione primaria della persona come maschio o femmina – ‘Mi sento un maschio’, ‘Mi sento una femmina’. E’ un tratto permanente dell’identità sessuale; di solito viene stabilito nella prima infanzia
  • Il Ruolo di genere: ovvero l’insieme di aspettative e ruoli su come gli uomini e le donne si devono comportare in una data cultura e in un dato periodo storico. E’ molto relativo. (E’ sostanzialmente il Genere del paragrafo precedente)
  • L’Orientamento sessuale: ovvero l’attrazione erotica ed affettiva per i membri del sesso opposto, dello stesso sesso o entrambi. E’ fisso e le pratiche che vorrebbero cambiarlo (le c.d. ‘Terapie riparative’) sono ufficialmente bandite dalla comunità scientifica perché inefficaci e, soprattutto, inefficaci

Queste 4 componenti sono distinte e relativamente indipententi tra di loro.
Alcune loro combinazioni sono statisticamente più frequenti di altre, ma tutte sono possibili. E, secondo me, hanno tutte uguale valore.
E’ molto più abituale, ad esempio, osservare persone nate maschio, a loro agio nel loro corpo di maschio, che si comportano come un uomo ed a cui piacciono le donne rispetto a persone nate maschio, a loro agio nel loro corpo di maschio, che si comportano come una donna ed a cui piacciono le donne.

Concludendo (ma semplificando un po’)

Ecco le 4 componenti dell’identità sessuale in pratica:

  • Dal punto di vista del Sesso biologico, le persone possono essere: Maschi, Femmine o Intersex
  • Dal punto di vista dell’Identità di genere, le persone possono essere: Cisgender o Transgender. Una persona è cisgender se si riconosce nel Sesso biologico con il quale è nata. Una persona transgender, al contrario, non si riconosce nel proprio sesso. Vi sono persone trans FtoM (nate F con una Identità di genere M) e persone trans MtoF. Come scrive Gay.it:

Una persona transgender, per appartenere al sesso [biologico] che desidera [e che sente già proprio], può avviare il processo di transizione, e attraverso delle operazioni chirurgiche e una terapia ormonale, potrà diventare a tutti gli effetti uomo o donna.
Non è detto che tutte le persone trans debbano ricorrere a questa pratica, poiché è una scelta personale.

  • Dal punto di vista del Ruolo di genere, non vi sono, nel 2018, codificazioni nette. Lo spazio di libertà è più ampio di anni fa. La Mascolinità e la Femminilità sono caratteristiche sempre più percepite come individuali, variabili, di scelta. La femminilità nei maschi è sempre meno automaticamente e rigidamente abbinata all’omosessualità, ad esempio
  • Dal punto di vista dell’Orientamento sessuale, le persone possono essere Omosessuali, Bisessuali o Eterosessuali

Il mio identikit? Io sono nato maschio, mi sento un uomo e quindi sono cisgender, piuttosto mascolino (ma con molti aspetti femminili, a cui tengo), omosessuale.

>> E l’identità Queer?
Queer è un termine-ombrello, emerso più di recente rispetto agli altri.
Preferiscono definirsi Queer le persone che non si identificano nelle soluzioni binarie, rigide, contrapposte di cui sopra: maschio vs. femmina, omosessuale vs. eterosessuale, etc.
I Queer, invece, ritengono che la sessualità sia un continuum.
Credono che sia la società a cristallizzare le identità. Sono convinti che, liberate dalle costruzioni e dai condizionamenti, tutte le identità sessuali siano fluida.

TRE INTERROGATIVI CRITICI, ALLA FINE

> Come interpretare questo fiorire di identità sempre nuove? Come giusto riconoscimento della dignità di ogni persona? E/o [anche] come frammentazione, individualismo, difficoltà/indisponibilità a riconoscersi in un gruppo sociale?

> Tutte le soggettività citate sono delle ‘identità’, oppure qualcuna è, più semplicemente, uno ‘stile di vita’, una ‘preferenza comportamentale’? È legittimo porre una differenza tra ‘identità’ e ‘comportamento’? 20 anni fa, al riguardo, si discuteva molto di bisessualità…

> Le etichette utilizzate sono solo teoriche, cioè sono il frutto del pensiero e della riflessione, oppure sono comprovate da evidenze, cioè sono ‘scientifiche’?

2 pensieri riguardo “L’ABC LGBTQI. Vocabolario minimo

    1. Grazie per il tuo commento!
      Mi vengono in mente due pensieri al riguardo:
      1) Sì, sarebbe più facile, e ci sono anche buone ragioni per farlo. I diritti delle persone LGBTQI sono infatti ‘diritti umani’, e non ‘diritti LGBTQI’; riguardano cioè l’umanità nel suo complesso.
      2) E’ sempre possibile trovare un termine più generale, in grado di includere tutti i casi. Gli LGBTQI sono “persone”, certamente. E si può andare avanti con questo ragionamento: ad esempio, tutte le persone sono “forme viventi” (accorpando così anche gli animali) e tutte le forme viventi sono “presenze sul pianeta Terra” (accorpando così anche gli oggetti). Il problema è che più si astrae e meno si notano le differenze e le individualità – che sono la cosa più preziosa che abbiamo, che ci definiscono. In altre parole, non è sempre facile trovare il giusto equilibrio tra generalizzazione e specificazione.

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