4 traiettorie di cambiamento del mondo LGBTQI in Italia (1972 – 2024 – 2050)


A) Tra passato, presente e futuri
B) 4 traiettorie di cambiamento

( I fattori demografici|I fattori scientifici e tecnologici|I fattori psicologici e della società|I fattori istituzionali e normativi )


Questo post è parte del laboratorio “I futuri delle famiglie LGBTQI nell’Italia del 2050”.


A) TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURI


Talvolta ce lo dimentichiamo, perché tendiamo ad assolutizzare il presente, a considerare soltanto le attuali emergenze, a farci dettare l’agenda dalla cronaca della politica.
E’ però evidente un fatto: il mondo delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisex, trans, queer, intersex) è radicalmente cambiato negli ultimi 50 anni in Italia.

Numerosi sono stati i cambiamenti avvenuti da quel 5 aprile 1972, quando, a Sanremo, protestando pubblicamente contro il “Congresso internazionale sulle devianze sessuali” organizzato dal Centro italiano di sessuologia, nacque il movimento di liberazione omosessuale nel nostro Paese.

Il futuro seguirà lo stesso copione: il mondo, infatti, continuerà a cambiare, e lo farà ad un ritmo più veloce rispetto a quello a cui siamo abituati.
Il mondo tra 25 anni sarà in buona parte irriconoscibile ai nostri occhi di oggi.

Per scorgere cosa succederà tra una generazione, non è sufficiente conoscere il passato e proiettarlo nel futuro.
Tuttavia, essere consapevoli delle complesse traiettorie del passato ci apre la mente per comprendere i potenziali sviluppi del futuro.

Del resto, alcuni fattori di cambiamento del passato possono essere influenti anche qui ed ora.
Conoscerli ci permette di prefigurare un’immagine di futuro non totalmente astratta, non meramente utopica o distopica, ma ancorata alla realtà e al suo ventaglio di rischi concreti e tangibili opportunità.


B) 4 TRAIETTORIE DI CAMBIAMENTO


Franco Grillini ha coniato il termine “Rivoluzione gentile” per raccontare questo nostro mezzo secolo di storia.

Con questo post desidero arricchire e ampliare tale concetto, osservando una serie di elementi spesso ai bordi del nostro radar:

  • I fattori demografici
  • I fattori scientifici e tecnologici
  • I fattori psicologici e della società
  • I fattori istituzionali e normativi


1)
I fattori demografici

Negli ultimi 50 anni

  • E’ cresciuto moltissimo il numero di persone LGBTQI visibili.
  • Per la prima volta, la nostra comunità è diventata autenticamente stratificata: pluri-generazionale, multi-genere e multi-etnica, sia metropolitana sia dei centri minori.
  • Benché non siano disponibili statistiche ufficiali, sono certamente aumentati i figli e le figlie biologici e sociali di persone e coppie LGBTQI.

E tra 25 anni, nel 2050?

  • Ancora per qualche anno, continueremo ad ingrandirci come comunità, grazie all’effetto combinato dell’ingresso delle nuove generazioni (meno numerose, a causa dei cambiamenti demografici, ma socialmente più visibili perché più propense al coming out) e dell’aumentata longevità.
  • Aumenterà il numero di gruppi sociali compresi nella nostra comunità – diversi per età, background migratorio, storie di vita individuale e familiare, ceto. Potrebbero di conseguenza aumentare le distanze e le iniquità interne. Sarà sempre più una sfida di valenza strategica riuscire a rappresentare tutte le componenti LGBTQI e avere un’intenzione collettiva condivisa.
  • Verremo investiti in prima persona dalle problematiche dell’invecchiamento, delle solitudini involontarie, della non-autosufficienza. Riusciremo a gestirle al di fuori dei tradizionali legami familiari di sangue? Allo stesso tempo, la nostra comunità sarà interpellata su come valorizzare le competenze, le risorse e la disponibilità di tempo libero delle persone LGBTQI di terza e quarta età LGBTQI. Entrambi saranno banchi di prova importanti per testare la qualità delle nostre relazioni.
  • Sia le nascite sia le morti saranno eventi sempre più frequenti all’interno della nostra comunità. I nostri rituali e pratiche li incorporeranno più di adesso.


2)
I fattori scientifici e tecnologici

Negli ultimi 50 anni

  • La rivoluzione digitale ha radicalmente cambiato il nostro modo di comunicare, cercare amici e partner, condividere informazioni, costruire la nostra identità, contribuire alla vita della comunità LGBTQI. Sono emerse nuove forme di leadership e di protagonismo. Il cambiamento è stato particolarmente incisivo per noi persone LGBTQI, che conosciamo il timore di esporci, siamo in netta minoranza numerica e siamo dispersi sul territorio.
  • La ricerca medica e farmacologica sull’HIV/AIDS ci ha liberato da un insormontabile destino che tanto ha condizionato le nostre aspettative, relazioni, immagini sociali. I farmaci antiretrovirali, la PEP e la PREP hanno reso pressoché gestibile tale patologia. L’eradicazione di questa pandemia non è più soltanto un sogno. Anche le persone con HIV possono ora immaginare i propri futuri di medio e lungo termine.
  • Il progresso ha impattato grandemente anche sulla procreazione medicalmente assistita, compresa la gestazione per altri, ampliando così le opportunità di genitorialità anche per le persone LGBTQI.
  • Molte più discipline scientifiche si occupano ora di persone LGBTQI. Le tematiche LGBTQI sono più di frequente discusse e insegnate nelle istituzioni accademiche.

E tra 25 anni, nel 2050?

  • E’ verosimile che il digitale diventerà ancora più rilevante in ogni contesto di vita. L’intelligenza artificiale aumenterà la sua pervasività, lungo crinali in gran parte però impossibili da visualizzare oggi.
  • La tanto attesa cura definitiva dall’HIV/AIDS rappresenterebbe il rovesciamento finale di una oscura storia lunga 50 anni. E’ però probabile che dovremo continuare a fare i conti con questa speranza e con la relativa frustrazione ancora per molti anni – per un tempo che non siamo ora in grado di quantificare (25 anni basteranno?), in quanto non abbiamo le nozioni per eradicare un virus fuso nel DNA umano.


3)
I fattori psicologici e della società

Negli ultimi 50 anni

  • Non siamo più un ‘piccolo club’, concentrato in contesti limitati, omogeneo; siamo invece diventati ‘massa’ – diffusa, eterogenea, variegata. Il Pride non è più un unico evento, bensì un’onda. I confini della nostra comunità si sono estesi, hanno incluso varie altre soggettività di minoranza; tendono ad ampliarsi ulteriormente, specie fra i più giovani, e sono ora molto più permeabili, porosi, meticciati di un tempo. L’acronimo che ci contraddistingue si è allungato: LGBT, LGBTQI, LGBTQIA+, LGBTQQIP2SAA*…
  • Sono migliorate le condizioni di contesto. Oggi molti adulti LGBTQI vivono in un mondo tendenzialmente più accettante rispetto a quello della loro infanzia. Di minoranze sessuali i mass-media trattano molto più spesso, e con registri più eterogenei. Varie celebrità si sono dichiarate LGBTQI, non soltanto nel mondo dell’arte o dell’attivismo politico. Sempre più figure pubbliche non-LGBTQI hanno iniziato a parlare pubblicamente di persone LGBTQI senza il timore né di essere assimilati a noi e quindi discriminati, né di dover necessariamente esprimere valutazioni morali o giustificazioni. Le persone LGBTQI fanno oggi più ‘normalmente’ parte del discorso pubblico, al pari di tante altre.
  • E’ diventato più agevole dichiararsi LGBTQI. Lo fanno infatti sempre più persone, appartenenti a mondi via via più diversi e in età significativamente più precoce. Per la prima volta, emerge l’esperienza delle persone trans minorenni.
  • E’ cambiata la cultura principale sulle minoranze sessuali: da quella pre-moderna (tradizionale, ‘mediterranea’) siamo passati, una trentina d’anni fa, a quella moderna (‘gay’, di impronta nord-americana). Da qualche tempo s’è affacciata sulla scena la post-modernità (‘queer’), che in alcuni circoli è diventata dominante. Oggi coesistono varie teorie e interpretazioni su chi siamo e come siamo. Le persone LGBTQI interagiscono e vengono socializzate con modelli di riferimento plurimi.
  • Le priorità LGBTQI sono state più volte ridefinite negli anni. Di recente, le esperienze di tipo trans-femminista e intersezionale sono diventate il cuore nella narrazione LGBTQI prevalente. La ‘Rivoluzione di liberazione sessuale’, che è stata all’origine della nostra comunità, ha ceduto il passo alla ‘Rivoluzione di liberazione degli affetti’, che ora è al centro dei pensieri delle persone LGBTQI: Che forma dare alle nostre relazioni, affinché siano durevoli e soddisfacenti?
  • Si è notevolmente ampliato il campionario di stili di vita pubblici, legittimi e praticabili dalle persone LGBTQI. Esso include oggi anche gruppo un tempo vissuti come distanti, invivibili, troppo pericolosi, sconsigliabili, incompatibili con la nostra identità di minoranza (le forze armate e dell’ordine, ad esempio).
  • Sull’arena pubblica sono entrati nuovi protagonisti LGBTQI: i figli e le figlie delle persone LGBTQI, le ‘famiglie arcobaleno’, le ‘famiglie queer’. Il coming out non è più soltanto un’esperienza vissuta dalla prole LGBTQI nei confronti dei propri genitori all’interno di famiglie autoctone.
  • Sempre meno, le persone LGBTQI si auto-percepiscono e sono percepite come singoli individui: in molti ambiti si è affermata l’immagine di soggetti in relazione con altri.

E tra 25 anni, nel 2050?

  • E’ probabile che i confini della nostra comunità si espanderanno ulteriormente, secondo criteri sempre più soggettivi, convenzionali, temporanei. L’eterogeneità interna è destinata ad aumentare. Si potranno creare tensioni, incomprensioni, dissonanze tra le soggettività LGBTQI più ‘classiche’ e quelle più ‘recenti’. Sui temi della binarietà e della fluidità potranno cristallizzarsi posizioni contrapposte. I simboli, i riti, le icone si moltiplicheranno. La questione dell’identità e del dichiararsi sarà meno centrale, per molti; per altri, invece, rimarrà essenziale perché costitutiva del proprio sé. All’interrogativo-chiave ‘Cos’è che ci accomuna (e ci distingue dagli altri)?’ potranno co-esistere risposte diametralmente opposte, in competizione tra di loro. Non è possibile sapere oggi con certezza se ‘Pluralità’ vorrà necessariamente dire ‘Frammentazione’ e ‘Polarizzazione’ oppure ‘Ricchezza dei punti di vista’.
  • Il post-moderno è il traguardo finale della nostra evoluzione? Se no, cosa verrà dopo? Continueremo a difendere le nostre attuali scelte di inclusione e auto-determinazione, anche in riferimento al linguaggio (lo schwa, ad esempio)? Rispondere è impossibile. L’impressione è che il mondo continuerà ad essere notevolmente ‘in fermento’ su questi fronti.


4)
I fattori istituzionali e normativi

Negli ultimi 50 anni

  • La Legge n. 164, approvata nel lontano 1982, consente alle persone trans residenti in Italia di cambiare legalmente sesso. Si tratta di una norma che prevede un iter lungo, costoso e medicalizzato. Prescriveva originariamente la necessità dell’intervento chirurgico agli organi genitali; questa condizione è stata però modificata dopo le sentenze della Cassazione (2015) e della Corte costituzionale (2017).
  • Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità ha derubricato definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali; è ora una variante naturale del comportamento umano”.
  • E’ stata approvata una norma contro le discriminazioni LGBTQI, ma riguarda soltanto l’orientamento sessuale e unicamente l’ambito lavorativo (Decreto legislativo n. 206/2003). In ragione della propria autonomia, alcune regioni hanno in parte sopperito a tale mancanza, con limitata efficacia. Su questi temi, nel 2021 il Senato ha bocciato il disegno di legge ‘Zan’ sulla omo-bi-transfobia.
  • Dal 5 giugno 2016 le coppie dello stesso sesso possono accedere alle unioni civili (Legge n. 76/2016 ‘Cirinnà’). Questa legge garantisce la maggior parte dei diritti del matrimonio, con l’eccezione delle adozioni. La questione del riconoscimento giuridico della co-genitorialità LGBTQI è passata alle aule dei tribunali, con alterne vicende.
  • Il rischio di discriminazione per motivi LGBTQI è stato riconosciuto alle persone migranti e ora viene ampiamente praticato nel diritto di asilo.
  • E’ stata notevolmente ampliata la tutela, ottenuta per via giurisprudenziale e amministrativa, dei diritti delle persone in coppie di fatto.
  • E’ stato ideato e si è piuttosto diffuso, dal basso, il dispositivo della ‘Carriera alias’ per le persone non binarie e/o trans.
  • Benché per il Catechismo della Chiesa cattolica “gli atti di omosessualità [siano] intrinsecamente disordinati […] contrari alla legge naturale […] In nessun caso [possano] essere approvati”, il pontificato attuale mostra – seppur intermittentemente – alcuni segni di apertura. Il più recente riguarda la benedizione delle coppie di fatto e dello stesso sesso (“Fiducia supplicans” – Dicastero per la dottrina della fede del Vaticano, dicembre 2023).

E tra 25 anni, nel 2050?

  • Né le attitudini ottimistiche (‘It gets better’) né quelle pessimistiche (‘Il ritorno del fascismo’) riescono a prevedere veramente il futuro con la loro visione mono-direzionale. L’impressione è che, invece, nulla sia scontato. Al contrario, i futuri sono tanti, aperti, di diverso segno e dipenderanno, tra gli altri, da due snodi: la distribuzione dei poteri tra soggetti nazionali, sovra-nazionali e locali, e il tipo di attivazione che desteranno le tematiche LGBTQI nei vari partiti politici. Il gioco delle parti tra sinistra, destra e centro rimarrà uguale all’attuale, per quanto riguarda le nostre richieste?
  • Qualunque cosa accada, è plausibile che rimarrà molto diffusa la percezione di uno scarto tra comportamenti già in atto, da un lato, e loro riconoscimento e regolamentazione in seno alle istituzioni, dall’altro lato. Il ritardo dei Parlamenti rimarrà una costante.
  • Vi sarà anche in Italia una legge sul matrimonio egualitario? Sarà possibile ottenere la tutela pubblica di categorie identitarie post-moderne e di forme relazionali e familiari non ‘etero-normative’? L’auspicato ottenimento dell’uguaglianza formale di fonte alla legge significherà la fine di un certo modo di intendere le rivendicazioni LGBTQI, cioè la conclusione di un ciclo? Se sui primi due punti ci muoviamo in campo aperto; sul terzo punto l’esperienza e le riflessioni maturate in altri paesi, e negli USA innanzitutto, potranno esserci di aiuto nell’orientarci tra opportunità, rischi e contraddizioni.

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