La modernità gay

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L’attrazione affettiva e la pulsione sessuale verso le persone del proprio sesso non sono una prerogativa della società occidentale contemporanea.
Al contrario, in ogni luogo ed in tutte le epoche gli uomini e le donne hanno vissuto e continuano a vivere sentimenti e comportamenti di questo tipo.

Spesso, però, mancano le tracce di queste vite.
I motivi sono soprattutto due:

  • Uno quantitativo, cioè relativo all’ampiezza della popolazione coinvolta – Si tratta di fenomeni di minoranza, quindi più difficilmente rilevabili
  • L’altro qualitativo, cioè connesso alla neutralità di chi documenta / osserva – Gli studiosi hanno raccontato / analizzato questi temi in modo distorto o incompleto, consapevolmente o meno, forse non aspettandosi di trovare segni di omosessualità, forse derubricandoli come irrilevanti, forse censurandoli del tutto

Rimane il fatto che sono moltissime le parole che, nelle varie società, sono state coniate per descrivere l’omosessualità.
Il significato e il valore attribuiti a questi termini sono molto diversi. Gli stili di vita, per esempio, del femminiello napoletano dell’immediato secondo dopoguerra, del gay newyorkese del 2018 e di Alessandro Magno il Macedone sono molto distanti tra di loro.
Del resto, molto variegate sono anche le strutture sociali, culturali e politiche emerse lungo i secoli.

TRADIZIONALE VS. MODERNO

E’ possibile tracciare una linea di confine tra ciò che è [stata] l’omosessualità nelle società tradizionali e ciò che è l’omosessualità nelle società moderne.

Questa operazione di dicotomizzazione va realizzata con cautela, ma è utile per comprendere, a grandi linee, chi siamo oggi e perché, talvolta, non ci capiamo tra persone LGBTQI (Lesbiche, Gay, Bisex, Trans, Intersex, Queer) appartenenti a diverse generazioni o nazionalità. La realtà sociale attuale non è infatti l’unica possibile.
E’ per altro linea con la sociologia, che ha fatto della modernizzazione delle società uno dei suoi filoni di riflessione e ricerca.

Applicare la teoria della modernizzazione alla popolazione LGBTQI significa dire che questa ha conosciuto un cambiamento su larga scala, che ne ha un modificato radicalmente i modelli di riferimento, le forme di organizzazione sociale, la cultura, l’economia, la politica.

Questo cambiamento si intreccia con la rivoluzione sessuale ed è relativamente recente.
Secondo vari autori, è partito negli USA a fine anni ’60 del secolo scorso (v. Stonewall) ed è arrivato in Italia negli anni ’70.
E’ simboleggiato dall’importazione e rapida diffusione del termine ‘gay’, che ha sostituito termini locali precedentemente in uso.

LE CARATTERISTICHE DELLA MODERNIZZAZIONE GAY

Nel volume “Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia“, pubblicato nel 2001, Marzio Barbagli e Asher Colombo ne propongono un identikit in 3 punti.

Nelle società moderne, molto di più che in quelle tradizionali:

  • Il comportamento sessuale e l’identità sono biunivocamente connessi tra di loro

In altre parole, se un uomo fa sesso con altri uomini lo fa perché è gay e, allo stesso tempo, è gay perché fa sesso con altri uomini.
Non c’entra il tipo di pratica sessuale, e, soprattutto, il ruolo (attivo oppure passivo).
In altre società la differenza tra penetrare ed essere penetrato è, al contrario, di assoluta importanza. L’antica Grecia, ad esempio, come ben racconta Wikipedia:

“[…] non concepiva l’orientamento sessuale come un identificatore sociale […]
La società greca non ha distinto il desiderio o il comportamento sessuale dal sesso di appartenenza dei partecipanti, ma piuttosto per il ruolo che ciascun partecipante giocava all’interno del rapporto e nell’atto sessuale, ovvero se fosse stato dominante o dominato.
Questa polarizzazione tra attivo e passivo entrava in corrispondenza con i ruoli sociali dominanti e sottomessi: il ruolo attivo, anche nella penetrazione, è stato associato da sempre con la mascolinità, pertanto appartenente allo status sociale più elevato e all’età adulta, mentre il ruolo passivo è stato assimilato con la femminilità, con lo status sociale più basso e con la primissima gioventù.”

Testimonianze di questo modo di interpretare i comportamenti sessuali sono presenti anche oggi nel ‘modello mediterraneo di omosessualità’, secondo il quale ‘e fai solo l’attivo, sei maschio e quindi non sei omosessuale’.
Il comportamento si articola in identità personale e sociale, e l’identità si esprime in comportamento. Le sfere del pubblico (come appaio agli altri) e del privato (ciò che faccio a casa mia) sono intrinsecamente correlate.
Nelle società moderne il ‘confine’ tra eterosessuali e omosessuali è molto più netto che nelle società tradizionali, anche grazie allo sviluppo di un mercato, un sistema di valori, un linguaggio, dei riti (ad esempio il Pride), una cultura specializzati.

“Il confine tra [omosessualità e eterosessualità… ] è diventato sempre più netto e invalicabile e la quota della popolazione maschile che nel corso della vita ha comportamenti omoerotici è oggi molto più bassa di un tempo.” (Barbagli e Colombo, cit.)

  • Gli omosessuali non hanno bisogno di assumere il genere opposto per farsi una ragione dei propri sentimenti, definire la propria identità, attrarre [… partner]” (Barbagli e Colombo, cit.)

In termini psicologici, ciò significa che ruolo di genere e orientamento sessuale sono variabili indipendenti.
Il grado di mascolinità e di femminilità sono dimensioni liberamente scelte; non sono imposte; possono essere cambiate.
Per essere legittimato e riuscire nella propria esperienza, ‘un gay non deve [necessariamente] fare, presentarsi, comportarsi da donna’.
Non vi sono segni certi di ricoscibilità esterna. Si pone il tema della invisibilità e della visibilità in quanto gay o lesbica. Si può sapere se una persona è omosessuale solo se questa lo dichiara.

  • La vita di coppia è un’opzione accettabile. Le coppie omosessuali sono endogamiche e simmetriche

Fare famiglia è riconosciuto come sviluppo di vita, nell’alveo dell’amore romantico e con un aspettativa di lungo periodo.
La vita-a-due è attivamente ricercata da un crescente numero di persone omosessuali.
Si tratta, in netta prevalenza, di coppie endogamiche (cioé dello stesso genere e dello stesso orientamento sessuale) e simmetriche (dal punto di vista dell’età, dello status socio-economico, del ruolo sessuale).
E’ minoritario la configurazione ‘maestro con discepolo / imberbe’, che è invece un modello frequente in altre società dell’antichità.
Barbagli e Colombo fanno inoltre notare che netta è la differenza anche con riferimenti più vicino nella storia:

“[…] Pier Paolo Pasolini si definiva omosessuale già nel 1950, ma per due importanti aspetti non aveva nulla in comune con gli omosessuali moderni: sceglieva partner eterosessuali ed aveva con loro rapporti asimmetrici.” (cit.)

SPAZI DI MIGLIORAMENTO

Il volume di Barbagli e Colombo è stato molto importante per la mia formazione, perché la sua lettura mi aiutò grandemente ad analizzare tramite la sociologia – che è la mia area professonale di riferimento – la mia esperienza personale e di comunità.
Era la prima volta che mi ritrovavo specchiato, nel bene e nel male, nelle pagine di un libro scientifico; che mi auto-osservavo come fatto sociale.

Omosessuali moderni” propone delle ipotesi, rileva dei trend; non è ovviamente in grado di spiegare tutta la complessità.
E’ uno studio importante, con anche una serie di limiti:

  • Rende probabilmente conto dell’esperienza più degli uomini omosessuali che delle donne omosessuali. Non tratta, inoltre, né di persone trans nè di categorie identitarie emerse più di recente quali intersex e queer
  • Si attesta sulla modernità e non lancia lo sguardo sulla cosiddetta ‘post-modernità’, che, per varie persone LGBTQI, significa critica a tutte le binarietà e, all’opposto, valorizzazione di temi quali la fluidità e plasticità dei comportamenti e delle identità
  • Racconta più il gay ‘mainstream’, che, per alcuni aspetti, si è di fatto avvicinato al modello eterosessuale, piuttosto che il gay ‘di minoranza’, ‘rivoluzionario’, innovatore. Più in generale, dice poco sulla persistente compresenza, all’interno della stessa comunità LGBTQI, di modelli di riferimento diversi – alcuni ‘pre-moderni’, altri di natura intersezionale
  • E’ stato realizzato prima dell’avvento dei social media. Il mondo è molto cambiato nel frattempo – certamente nella forma, forse anche in alcune strutture

In ogni caso, secondo me, il lavoro di Barbagli e Colombo rimane uno snodo fondamentale per lo studio, nel nostro Paese, della realtà delle persone LGBTQI.
A patto che non lo si utilizzi per giudicare – ‘moderno’, infatti, non è un giudizio di valore, bensì soltanto un descrittore.

(Nella foto: L’immagine sulla copertina della prima edizione del libro di Barbagli e Colombo, “Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia“, il Mulino, 2001)

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