La Bandiera Arcobaleno: passato, presente, futuro


La “Bandiera Arcobaleno” (Rainbow Flag) è il principale simbolo della comunità LGBTQI (Lesbiche, Gay, Bisex, Trans, Queer, Intersex) e del Pride (Pride Flag).
E’ anche conosciuta come “Bandiera della Libertà”.

Ha solitamente un formato orizzontale, come per l’appunto il fenomeno ottico atmosferico a cui si ispira.
Talvolta viene però presentata anche verticalmente.

Oggi la Bandiera Arcobaleno è immediatamente riconoscibile e il suo significato è globale, visto che va ben oltre i confini del mondo occidentale.
Soltanto in Italia qualcuno la confonde con la Bandiera della Pace, che però è diversa per 3 motivi:

  • Il numero di strisce ~ La Bandiera Arcobaleno ha 6 strisce; quella della Pace 7
  • L’ordine dei colori ~ L’ordine (dall’alto) della Bandiera Arcobaleno è: rosso – arancione – giallo – verde – blu- viola; quello della Pace inizia invece con i colori freddi: viola – blu – turchese (assente nella Bandiera Arcobaleno) – verde – giallo – arancione – rosso
  • La scritta “Pace” in bianco (che non è però sempre presente, specie all’estero)


1) PASSATO

La Bandiera Arcobaleno ha stessa età del movimento LGBTQI moderno: circa 45 anni.
E’ stata creata per la prima volta a San Francisco, negli Stati Uniti.
Dalla California si è poi diffusa in tutti i Paesi.

Prima della Bandiera Arcobaleno, la nascente comunità LGBTQI (soprattutto maschile) si identificava soprattutto in altro segno collettivo: il “Triangolo Rosa“, in ricordo delle persecuzioni naziste. Alcuni continuano ad utilizzarlo tuttora.
Un altro frequente simbolo è il nastro rosso della lotta contro l’AIDS; più raro è la lettera greca λ (lambda), adottato dalla GAA – Gay Activists Alliance a New York nel 1970.

L’ideatore della Bandiera Arcobaleno fu l’artista Gilbert Baker.
Baker aveva 27 anni e, dopo 2 anni di servizio militare, andò ad abitare nella Bay Area. Nato nel 1951, cresciuto nel Kansas, aveva imparato a cucire da auto-didatta. Nel 1974, incontrò Harvey Milk, uno dei fondatori dell’attuale movimento gay.
Lo stesso Milk, secondo alcuni storici, o il regista indipendente Arthur J. Bressan Jr., secondo altri, gli chiese di inventare un simbolo che rappresentasse la novità del Pride.
Baker recuperò e colorò delle strisce di stoffa e, con l’aiuto di circa una trentina di attivisti (tra cui Lynn Segerblom e James McNamara), le cucì assieme, a mano.
Il debutto della Bandiera Arcobaleno, in duplice copia, avvenne il 25 giugno 1978, nel corso della parata del San Francisco Gay Freedom Day. Per molti anni si è pensato che questi due cimeli fossero andati definitivamente persi; nel 2020 un residuo è stato invece trovato tra i beni lasciati in eredità da Baker.

La Bandiera Arcobaleno originaria aveva 8 strisce.
Ogni striscia, secondo Baker, rifletteva la diversità di genere e di sessualità della nostra comunità:

  • Rosa: Sessualità (poi eliminata)
  • Rosso: Vita
  • Arancione: Salute
  • Giallo: Luce del sole
  • Verde: Natura
  • Turchese: Magia/Arte (poi eliminata)
  • Blu: Serenità
  • Viola: Spirito

Non è chiaro perché Baker scelse di riprodurre l’arcobaleno:

  • C’è chi lo collega al movimento Hippie e della Pace degli anni ’60, che aveva una propria bandiera, composta da 5 strisce orizzontali: rossa, bianca, marrone, gialla e nera
  • Chi lo fa risalire fino alla simbologia degli antichi Egizi
  • Chi ritiene che l’ispirazione fosse la canzone “Over the Rainbow” dell’icona gay Judy Garland
  • Chi crede che la fonte sia un’altra canzone: “She’s a Rainbow” dei Rolling Stones

5 mesi dopo la parata di debutto del giugno 1978, Milk venne assassinato.
Fu un momento drammatico e fondativo per la nostra comunità.
Sull’onda di tale evento, crebbe notevolmente la domanda di Bandiere Arcobaleno.
Una ditta – la Paramount Flag Company – cominciò a produrle a livello semi-industriale e a venderle nei negozi. Il suo modello aveva 7 strisce (rosso – arancione – giallo – verde – turchese – blu – viola).
Anche Baker si mise all’opera. Anche lui eliminò la striscia color rosa per problemi di approvvigionamento.
Poco dopo, per un progetto di decorazione dei centinaia di lampioni lungo il percorso della parata dell’anno successivo, Baker eliminò anche la striscia turchese che, data la sua posizione centrale nella bandiera, era oscurata dal lampione stesso. Bandiere con un numero pari di strisce erano più facilmente utilizzabili.
E’ il 1979: è così che venne standardizzata la Bandiera Arcobaleno che conosciamo oggi.


2) PRESENTE

Per circa 40 anni, la Bandiera Arcobaleno è rimasta sostanzialmente identica a se stessa.
Le variazioni sono stati minime:

  • Qualche organizzazione (ad esempio: Arcigay) ne ha fatto una versione con il proprio logo sopra, in posizione centrale
  • Altri ci hanno aggiunto, in piccolo, i sopra-menzionati simboli del Triangolo Rosa e/o del Nastro Rosso
  • Alcuni inglesi, statunitensi e israeliani hanno re-inventato le proprie rispettive bandiere nazionali utilizzando i colori di quella Arcobaleno
  • Altri ancora (movimento ‘Bear’, ‘Leather’) l’hanno adattata utilizzando le proprie palette (marrone, ocra, giallo, bianco e nero i primi; bianco, nero, blu e rosso i secondi); lo stesso è accadute per alcuni gruppi trans

Molto è cambiato circa 5 anni fa, quando una nuova sensibilità LGBTQI ha cominciato ad emergere e a farsi a tratti maggioritaria, sulla base di principalmente 2 importanti dinamiche, in parte interagenti tra di loro e alimentate dalla centralità attribuita al valore della correttezza terminologica (‘Political correctness’):

  • La pluralizzazione delle identità LGBTQI, l’ampliamento e la ‘permeabilizzazione’ dei confini della nostra comunità, la diffusione del ‘modello gender’, del queer e del transfemminismo – che hanno dato espressione e valore a nuove soggettività
  • L’intersezionalità – che ha criticato i presupposti – sessuali/di genere, culturali, sociali, nazionali… – del modello LGBTQI esistente per valorizzare invece la diversità

Un numero crescente di soggettività LGBTQI ha iniziato a non identificarsi più nella tradizionale Bandiera Arcobaleno. A non sentirsi riconosciuto. A percepire un distanza.

Questa sensazione, incanalata e/o promossa da alcuni leader, ha avuto 2 conseguenze:

  • L’invenzione di inedite bandiere identitarie LGBTQI
  • L’aggiunta di nuovi simboli nella Bandiera Arcobaleno

Il numero di bandiere LGBTQI cresce di giorno in giorno ed è potenzialmente infinito, come dimostra la successiva figura:

La versione più aggiornata della Bandiera Rainbow è, attualmente, la “Progress Pride Flag”.
Lanciata dall’attivista intersex Valentino Vecchietti nel 2021, contiene il doppio dei simboli della Rainbow Flag di Baker (righe oblique, triangolo, cerchio) e ben 13 colori:

In vari Pride italiani, specie nelle aree metropolitane, è già presente questa versione della Bandiera Rainbow, che dice di voler celebrare la diversità della nostra comunità e mirare a una società più inclusiva.


3) FUTURO

E’ difficile immaginare quale sarà il futuro della Bandiera Arcobaleno.

Questi anni sono contrassegnati da una accelerazione degli eventi.
I nuovi ceti dominanti LGBTQI sono protagonisti di tali cambiamenti.
La tutela del patrimonio storico della nostra comunità rischia di diventare soltanto una museificazione del nostro passato.

Probabilmente, non avremo più un unico simbolo collettivo che ci accomuna come persone LGBTQI, bensì una varietà simboli paralleli, frammentati, anche in competizione tra di loro, sempre più individualizzati – ognuno con la propria bandiera?

Non so se ciò sia più un bene o più un male.
Di certo, sarà strategico trovare un modo per ricondurci ad unità, per lo meno sugli aspetti essenziali.

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