Tra 10 anni. La comunità LGBTQI del prossimo futuro

crystal-ball

1) Presente e futuro
2) Io prevedo che… (Nostradamus chi?)
– I nostri leader saranno diversi e perderemo molte competenze attuali
– Il pensiero queer metterà a dura prova la nostra unità
– L’approccio intersezionale si svilupperà ulteriormente ma determinerà delle gerarchie
– Dovremo continuare a fare i conti con la nostra salute mentale
– Se continuerà ad essere silenziata o svilita, la soggettività maschile dovrà rivolgersi altrove se vuole sopravvivere


1)

PRESENTE E FUTURO

Come saremo tra 10 anni?
In cosa saremo diversi e uguali rispetto ad adesso?
Quali saranno le nostre priorità, i rischi, le opportunità?

Quella LGBTQI (Lesbiche, Gay, Bisex, Trans, Queer, Intersex) è una comunità relativamente giovane.
10 anni sono un periodo piuttosto lungo, data la sua età.
Molti aspetti possono cambiare, anche perché siamo eterogenei al nostro interno, e in continua evoluzione.
Alcune tendenze sono chiare; altre per niente.
Inoltre, le sorprese e gli imprevisti sono, ovviamente, all’ordine del giorno.

Immaginare il nostro futuro è certamente un gioco. Una scommessa. Un esercizio di stile.
Credo che sia però anche un’importante analisi sul nostro presente, su chi siamo oggi, e cosa vogliamo veramente.

Ci va bene ciò che saremo?
Dobbiamo fare qualcosa, oggi, per prepararci adeguatamente alle sfide di domani, per evitare poi di trovarci in seria difficoltà?
La nostra vita è l’insieme delle scelte che facciamo.
Che futuro vogliamo?

Al netto dell’intervento di fattori esterni di rilievo, e se non programmiamo con responsabilità e lungimiranza le nostre priorità, secondo il mio personale punto di vista i trend in corso ci condurranno verso il seguente scenario.


2)

IO PREVEDO CHE… (NOSTRADAMUS CHI?)

Profezia #1
~
I nostri leader saranno diversi e perderemo molte competenze attuali

Da sempre, uno dei problemi della nostra comunità è che non riesce a gestire e mantenere efficacemente le persone che le si avvicinano con disponibilità.
Il turnover è infatti molto elevato. Dopo qualche tempo, per vari motivi, molti volontari e responsabili se ne vanno.
Ci abbandonano.
Non considerano più importante per sé la vita associativa.
Pensano che gli svantaggi siano superiori ai vantaggi.

In generale, nelle nostre associazioni mancano le persone più mature, ad esempio i pensionati, che in tutte le altre organizzazioni sono invece l’ossatura fondante.
– Per un verso, è un bene non essere una gerontocrazia, cioè con gruppi di potere fissi che avversano ogni innovazione.
– Per l’altro verso, però, siamo un colabrodo, come la rete idrica italiana: perdiamo continuamente risorse. E finiamo per rappresentare più facilmente gli interessi e le visioni di soltanto alcune generazioni della popolazione LGBTQI.

Negli ultimi anni, questa situazione sta forse cambiando lievemente. Saremo in grado di risolverla una volta per tutte, trovando al nostro interno uno spazio per tutti quanti?

Profezia #2
~ Il pensiero queer metterà a dura prova
la nostra unità

– Una parte crescente della comunità LGBTQI, soprattutto i più giovani, crederà fermamente che la propria realizzazione e felicità si possano trovare soltanto sovvertendo il binarismo di genere. Ancorerà nel profondo la propria vita sull’idea per cui il genere si auto-costruisce. Che l’identità è fluida e pansessuale. Che la minaccia principale è il ‘paradigma etero-normativo patriarcale’.
– Altri, invece, non si ritroveranno in questo quadro. Riterranno questi pensieri una pericolosa banalizzazione del valore dell’identità, delle categorie sociali e dei capisaldi della storia del movimento LGBTQI.

Non si tratterà soltanto dell’emergere di nuove forme di pensiero, che di per sé è una ricchezza.
Al contrario, dovremo fare i conti con l’esplosione e la frammentazione dei nostri simboli, punti di riferimento, contenitori comuni. Assisteremo ad una polarizzazione delle posizioni, anche come conseguenza dello sviluppo di archeo-lingue e di neo-lingue in codice, incomprensibili all’esterno.
Del resto, ci incontreremo sempre meno – sia nel modo fisico (i locali del circuito commerciale gay, le compagnìe amicali… ), sia in quello virtuale.

Saremo, in definitiva, più deboli quando dovremo difenderci come comunità, o presentare una sorta di proposta unitaria, nei momenti fondamentali – quando ad esempio le istituzioni pubbliche discuteranno di temi fondamentali per noi, o quando i nostri nemici attaccheranno alcuni di noi?
Siamo già campioni nel de-costruire; sapremo anche costruire?
Ci sarà chi si prenderà l’impegno di tessere i fili tra di noi?

Profezia #3
~ L’approccio intersezionale si svilupperà ulteriormente, ma determinerà delle gerarchie

Disporremo di evidenze e sapremo dibattere con cognizione di causa della diversità che ci contraddistingue.
Raggiungeremo inaspettate vette di ‘political correctness’ e di ‘inclusiveness’ del linguaggio.
Ma questo successo non si tradurrà necessariamente in una ristrutturazione della nostra piattaforma di azione. O, per lo meno, questa avverrà a velocità molto diverse tra di loro.

>> In merito alla MIGRAZIONE, la strada è ben tracciata. Il percorso è incontrovertibile.
All’interno delle nostre reti avremo sempre più persone con background migratorio, anche a causa di un ‘global divide‘ in crescita su questo fronte.
Rimane il dubbio se sapremo occuparci anche di seconde generazioni e di migranti economici, cioè al di là del nostro target principale attuale: i richiedenti asilo e rifugiati giunti di recente in Italia.

>> In merito alla DISABILITA’, il futuro è meno certo.
La sensibilità è crescente, specie in alcuni settori, ma temo che i nostri eventi collettivi – a partire dai Pride – richiederanno ancora, purtroppo, il certificato di sana e robusta costituzione per accedervi. Promettenti le aperture sulla LIS; ciononostante, rimarremo in buona parte abilisti.
Vi sarà poi, finalmente, un crescente interesse nei confronti delle disabilità cognitive, sebbene i segnali in questo campo siano controversi e vi è il rischio di ideologizzazioni.

>> In merito all’ETA’, è forte il rischio di rendere ancora più profonda la frattura tra giovani, adulti e anziani.
Non è chiara la direzione del nostro cammino: da un lato, vi sono dei progetti di grande interesse su questi temi; dall’altro lato, il pericolo è che questi rimangano soltanto nel regno delle idee e delle buone intenzioni.
Sulla proposta del co-housing, non dimentichiamoci che ci siamo esposti e abbiamo generato aspettative importanti e legittime soprattutto da parte di un target per noi strategico.
Spero in un salto di qualità da parte delle nostre associazioni.
Se riuscissimo a trattenere i nostri responsabili (v. Profezia #1), questa strada sarebbe forse più agevole.

>> In merito al GENERE, l’attuale conflitto tra femminismo e trans-femminismo si ridimensionerà nei toni, perché sarà evidente che le visioni del mondo a questo riguardo sono almeno due, e sono strutturali e irriducibili.
Una divisione definitiva.
Le due anime continueranno a persistere autonomamente, allontanandosi ulteriormente l’una rispetto all’altra. Le rispettive alleanze si consolideranno.
La vera scommessa sarà come riuscire a dialogare, anche per unire le forze, se e quando necessario.

>> In merito all’HIV/AIDS, benché problemi sono di lungo corso, faticano ancora a trovare una risposta.
Le persone HIV+ sono la minoranza più cospicua all’interno della comunità LGBTQI. Probabilmente, sono anche la prima minoranza con cui abbiamo storicamente interagito.
Discriminazione e invisibilizzazione sono fenomeni tuttora presenti, purtroppo.
– Su alcuni fronti vi sono stati dei miglioramenti, grazie alla conoscenza reciproca, alla riflessione, al protagonismo delle associazioni di categoria e allo sviluppo scientifico e tecnologico (nuovi farmaci, PREP… ).
– Su altri fronti, invece, l’impressione è che si preferisca spesso lavorare su altri gruppi vulnerabili – forse più al centro dell’agenda dell’opinione pubblica e politica, sicuramente meno stigmatizzati e stigmatizzanti.

Profezia #4
~ Dovremo continuare a fare i conti con la nostra salute mentale

Va riconosciuto e celebrato il fatto che, in generale, oggi le persone LGBTQI stanno meglio rispetto ad un tempo.
Di più, per diversi motivi, io credo che la nostra situazione tenderà a migliorare ancora nel prossimo decennio.
Abbiamo fatto dei gran passi in avanti.

Allo stesso tempo, non vanno sottovalutate le aree di fragilità che continuano a caratterizzarci, e che continueranno a farlo nei prossimi 10 anni.
Andranno affrontate con coraggio e creatività, con gli occhi bene aperti, senza rifugiarci in ‘deboli auto-difese’, ‘false verità’, ‘favolosità di facciata’, ‘alibi di cartapesta’, ‘usurati slanci d’orgoglio’.

La nostra salute – mentale ma non solo – deve rimanere al centro della nostra attenzione, visto che la nostra condizione di minoranza discriminata continuerà ad esporci a dei rischi.

Prendiamoci cura di noi stessi, tuteliamoci a vicenda.
Non diamo per scontato il nostro benessere: lo dobbiamo conquistare e confermare ogni giorno.

Vorrei focalizzare l’attenzione soprattutto su due problemi, che sono particolarmente pervasivi nella nostra comunità e che richiederanno uno sforzo collettivo e consapevole: le dipendenze patologiche, di varia natura, e, soprattutto tra i più giovani, il suicidio.
Sogno che, nel 2030, potremo parlare liberamente anche di disturbi dell’umore e del comportamento alimentare.

Profezia #5
~ Se continuerà ad essere silenziata o svilita, la soggettività maschile dovrà rivolgersi altrove se vuole sopravvivere

Siamo reduci di anni di giuste, giustissime critiche alla ‘mascolinità tossica’.

In vari casi, queste critiche sono però state a senso unico: non hanno considerato le eventuali corresponsabilità; non hanno voluto occuparsi di altre forme forme di ‘tossicità’ (tra cui, almeno ipoteticamente, quella femminile); talvolta hanno a tal punto generalizzato il proprio giudizio da considerare problematica la soggettività maschile di per sé.

Lo sbilanciamento a favore del femminile rimarrà un atteggiamento comune all’interno della comunità LGBTQI, soprattutto all’interno della sua anima più antagonista.
Continuerà ad essere prevalente l’embargo nei confronti degli aspetti positivi del maschile; ancora svalutati i suoi valori.

Chi vive la soggettività maschile si ritroverà ancora più solo. Incompleto. Impossibilitato a fare pienamente i conti con se stesso. Spinto con forza  verso l’unico polo disponibile considerato positivo: quello della soggettività femminile.

Questo vuoto e questo giudizio saranno un problema, perché alcuni decideranno di cercare altrove il significato, la consapevolezza e il rispetto per se stessi.

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